Scienza e spiritualità sembrano finalmente viaggiare su due linee parallele: cosa ci sarebbe dopo la morte secondo il dottor Jeffrey Long.
Fin dagli albori dell’umanità, una delle domande più assillanti è sempre stata: “Cosa c’è dopo la morte?”. Religione e scienza hanno sempre fornito risposte distinte, spesso in contrasto tra loro, quasi a voler smentire l’una il campo dell’altra.

Laddove manca una risposta certa, nascono teorie e da esse si diramano nuove interpretazioni. È così che si sono sviluppate le diverse religioni: ognuna con la propria visione, ma tutte accomunate dall’idea che oltre la morte ci sia qualcosa, forse persino più grande di ciò che ipotizziamo oggi.
La scienza, tuttavia, ha sempre faticato ad accettare le sfumature spirituali, forse perché non può misurare ciò che sfugge alle sue formule. Ma un medico ha deciso di affrontare la questione con il metodo scientifico, dedicando gran parte della sua carriera alla ricerca. E le sue conclusioni sono sorprendenti.
“La coscienza non muore mai”
Per chi non crede in un aldilà, queste parole potrebbero aprire nuove prospettive. Forse, quando chiudiamo per sempre gli occhi, non tutto finisce davvero. Le esperienze di pre-morte raccontano storie che sfidano la logica. Il dottor Jeffrey Long, oncologo, radioterapista e ricercatore ha raccolto oltre 5.000 testimonianze di persone che, dopo aver sfiorato il confine tra la vita e la morte, hanno raccontato dettagli incredibilmente simili tra loro.

Non solo la classica visione del tunnel di luce, ma anche la sensazione di galleggiare sopra il proprio corpo e osservare ciò che accade intorno con una chiarezza che non dovrebbe essere possibile. Alcuni hanno persino descritto conversazioni avvenute tra medici e infermieri mentre loro erano clinicamente morti. Coincidenze? Allucinazioni?
La scienza ha provato a liquidare tutto come il risultato di processi chimici nel cervello in fin di vita, ma c’è un dettaglio che continua a sfuggire: perché queste esperienze sono così simili tra persone di culture, lingue e credenze diverse? Come possono descrivere eventi verificabili avvenuti mentre il loro cervello risultava inattivo? “Non esiste una spiegazione scientifica che possa giustificare questo fenomeno”, afferma Long.
Per lui, la risposta è chiara: “La coscienza non si spegne con il corpo”. La morte non sarebbe un’interruzione brusca, ma un passaggio verso una dimensione superiore, qualcosa di più grande di noi.
Chi ha vissuto queste esperienze racconta di aver provato “una serenità indescrivibile, un amore puro e totale”. Non è necessario credere in un Dio per accogliere questa possibilità. Se l’idea del nulla assoluto ti ha sempre inquietato, forse queste testimonianze possono farti vedere la morte sotto una luce diversa: non la fine di tutto, ma l’inizio di qualcosa di ancora sconosciuto.