Maxi operazione con perquisizioni nelle carceri di tutta Italia, oltre 100 indagati: le gravi accuse

Una operazione dei Carabinieri nelle carceri di numerose città italiane ha portato all’esecuzione di decine di decreti di perquisizioni

Operazione su vasta scala quella avviata nelle scorse ore dai Carabinieri di Torino con il coinvolgimento di numerose province italiane e, complessivamente, oltre 100 indagati. Decine di agenti hanno effettuato centinaia di perquisizioni in abitazioni ed istituti penitenziari nell’ambito di un’inchiesta che ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati 116 persone per i reati di traffico di stupefacenti ed altri illeciti.

Perquisizione Carabinieri
Maxi operazione dei carabinieri in molte carceri italiane (ilredattore.it / Fonte Ansa)

Reati che si ritiene siano stati commessi proprio all’interno degli istituto carcerari. Ma come è stata gestita ed organizzata l’intera operazione avviata nelle prime ore del mattino di lunedì 24 febbraio e, soprattutto, quali sono le città italiane interessate?

Maxi operazione dei carabinieri con 116 indagati: cosa è stato scoperto

Ad avviare l’operazione sono stati i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino con il Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria di Torino. Coinvolgendo, oltre alla provincia di Torino anche quelle di Cuneo, Sassari, Savona, Modena, Imperia nonché quelle di Biella, Alessandria, Vercelli coinvolgendo, dunque, gli istituti di pena che ricadono nelle medesime province. In tale ambito sono stati eseguiti una vasta serie di decreti di perquisizione, il tutto nell’ambito dell’indagine scaturita per il presunto traffico di stupefacenti all’interno delle carceri.

Interno di un carcere
Sono 116 gli indagati per diversi reati contestati (ilredattore.it)

Questo ha portato all’ispezione a tappeto di molteplici abitazioni private, oltre alle carceri stesse, con 116 persone che, al termine della vasta operazione, sono state indiziate per traffico di stupefacenti e altri reati. Dalle indagini è emerso infatti che oltre allo spaccio continuato sarebbero stati fatti entrare, all’interno di alcuni penitenziari, telefonini. Gli investigatori sono riusciti ad individuarli e metterli sotto controllo: è emerso che l’ingresso negli istituti di questi dispositivi è avvenuto in molteplici casi con la collaborazione dei parenti dei detenuti mentre in altri sono stati i reclusi stessi a portarli all’interno delle strutture, dopo il rientro dai permessi di uscita.

I telefonini venivano impiegati non soltanto per mantenere i contatti con i familiari ma anche con altre persone esterne alla famiglia che si occupavano di organizzare i metodi per far entrare nel carcere le sostanze stupefacenti. L’acquisto della droga avveniva, poi, mediante le carte prepagate. I carabinieri hanno a tal proposito effettuato sequestri oltre ad arresti in flagranza di reato e dalle indagini sono emerse responsabilità penali anche in capo a membri del personale dell’amministrazione penitenziaria in servizio nei penitenziari.

 

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